10 OBIETTIVI, 3 DOMANDE, 7 CONSTATAZIONI

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OBIETTIVI (in ordine sparso)

1. rileggere l’opera completa di Kundera

2. vendere casina in città

3. lavorare part time

4. dedicarmi per l’altro part time al cucito creativo

5. cantare

6. cantare con la topola

7. giocare

8. cercare la gallina cinesina e accertarsi che stia bene

9. costruire alla gallina cinesina un pollaio degno di chiamarsi tale

10. tempo

 

DOMANDE (alle quali non so rispondere)

1. Quando smetterò di avere sonno

2. Cosa pensavo che avrei fatto

3. Quando ho smesso di pensare che i giochi fossero ancora da fare

 

CONSTATAZIONI (la verità è più semplice di quanto immaginiamo)

1. La piramide autorizzativa che mi sovrasta ha dell’indicibile

2. Ho un lavoro, una casa, una famiglia

3. Sarei ottimo capo di me stessa, perché sono un’ottima sottoposta

4. la topola cresce

5. la topola cresce meravigliosa

6. è meglio cucini l’UdF

7. non riuscirò mai a rileggere tutto Kundera, ma comincio da La vita è altrove

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premonizioni

L’altra notte, giusto nel mezzo, nelle ore più buie.

L’altra notte si sveglia in preda all’ansia e chiama come solo a quell’età si può chiamare, come se tutto stesse per finire in quell’istante, come se non ci fosse il tempo di raggiungerla nella sua stanza. Chiama e io corro – UdF si scosta appena, infastidito dall’aria fresca che s’insinua sotto le lenzuola.

Winnie the Pooh illumina di arancione la stanza.

Topola: Mamma la rivoglio, me l’ha portata via. La rivoglio è mia!

Io: cosa amore, chi ti ha portato via cosa?

Topola: un signore mamma, mi ha portato via la patente.

(speriamo non fosse un poliziotto)

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Ci sono anche le cafone, e dobbiamo conviverci

Cambiamo residenza, cambiamo scuola, cambiamo compagni e commessi al supermercato, cambiamo anche il bar. Non cambiamo guardaroba, nè utilitaria (che ancora dovrà rendersi utile per almeno una decina d’anni, e so che può farcela).

Cambiare porta bene, apre gli occhi, smuove abitudini impolverate, rinnova gli animi. Cambiare è scoprirsi uguali nonostante tutto, trovare certezze nel mutamento, riempire nuovi spazi e incontrare a poche settimane dall’inizio della scuola materna la Cafona D.O.C. che ci trascineremo probabilmente fino alla fine delle elementari.

La Cafona

La Cafona è quella che pure a spiegarglielo, non ce la fa. E’ quella che l’ultima parola le pende dal labbro tipo bava, con le unghie pittate di colori sgargianti e capelli lucidi tirati all’indietro. Disconosce i colori tenui e la pacatezza del tono su tono. Il suo nero è nero lucido e i suoi tacchi rimbombano nei corridoi della scuola come percosse.

Accadde un giorno, che all’uscita da scuola la topola in lacrime notasse la scomparsa di passeggino con bambino Bambu parcheggiato regolarmente insieme a bici, monopattini, ombrelli, trattori, moto e quant’altro si possa portare a scuola, di fronte all’ingresso principale, rigorosamente all’interno del cortile. Datosi che la topola ha uno spiccato senso materno, rompe in un pianto straziante, sinceramente turbata per l’assenza di suo figlio Bambino Bambu, e io da ingenua e onesta cittadina neo residente quale sono la rassereno sostenendo con convinzione che lo avremmo ritrovato il mattino successivo. ‘Sicuramente’ ho detto. ‘Assolutamente’ ho ribadito.

Ovvio che il giorno dopo passeggino con bambino Bambu non c’era, e nemmeno il giorno successivo o quello dopo ancora. E così di giorni ne sono passati quasi 10. Una piccola spia, che ci viene anche parente, ha però riconosciuto la malcapitata, indicandomi quale creatura si fosse allontananta con bambino Bambu con tanta convinzione che non si poteva certo mettere in dubbio la veridicità della soffiata, nonostante la giovane età.

Eccomi dunque, al momento dell’incontro

IO_ Mi perdoni Signora, mi hanno detto (non faccio nomi brutta cafonaccia) che sua figlia si è allontananta con passeggino con bambino Bambu da scuola..

CAFONA_ Si, è a casa mia

(silenzio)

IO_Mi perdoni, Signora, quando aveva intenzione di riportarlo?

CAFONA_L’avrei riportato, ma era lì abbandonato. Se lo vuoi te lo riporto.

1. non era abbandonato, 2. non avevi intenzione di riportarlo, 3. ti ho sgamata, 4. se non cambi tono mi arrabbio davvero

Perchè, chiariamo, non mi stai facendo un favore, hai preso una cosa che non ti apparteneva e l’hai sottratta a una bambina, che accidentalmente è mia figlia, ma secondo un principio più ampio e condivisibile, è una bambina che adesso pensa che nella scuola nuova le portino via le cose, e siamo solo all’inizio del ciclo completo…

IO_Certo che vorrei lo riportasse, non capisco in primo luogo perchè lo abbia preso e comunque perchè non lo abbia riportato il giorno successivo

(è vero, avrei potuto andarmene e chiuderla lì, ma se il tono dice quello che le parole non dicono, e capisco che mi stai praticamente mandando a quel paese, allora mi ci ficco) 

CAFONA_ Non riuscivo a staccare la mia bambina da quel passeggino, ho dovuto prenderlo, piangeva come una matta

IO_ Allora ha pensato bene di far piangere la mia. Capisce che non si fa? Siamo in una scuola, sono bambini, dovrebbero sentirsi sicuri e invece lei per non far piangere sua figlia prende una cosa che non le appartiene, ma appartiene ad un’altra bambina come la sua. Mi permetto di farle notare quanto sia poco educativo, oltre che incivile

CAFONA_ Ma smettila, ti ho chiesto scusa, è un gioco no? Ci sono bambini in ospedale..

Giuro, nessuna parolaccia è uscita dalla mia bocca. I bambini in ospedale ci sono, e altri ancora non se la passano certo bene, e sono tanti, troppi, e comunque continuo a non capire come questo ti autorizzi a comportarti così, a insegnare a tua figlia che può prendere quello che vuole, a non spiegarle che può giocare e poi restituire, che possono giocare insieme anche tutti i giorni.

Se fosse stata la topola, lo avrei fatto restituire a lei di persona, con tante scuse e un abbraccio.

Ma se pensi che mi interessi il giocattolo, se pensi che il problema sia il suo valore (come mi dimostri riportandolo dentro una borsa con tanto di monetine da pochi centesimi per segnare il tuo ultimo punto), allora mi convinco che anche a spiegartelo davanti a una birra, non ci puoi arrivare. Che non cogli la tristezza del gesto, in una scuola. Perchè se lo avessero fatto a tua figlia, per farla smettere te ne saresti fregata un altro sentendoti in diritto di farlo, e te ne saresti pure andata contenta per aver fatto giustizia.

Ora tu non ci arrivi, ma per le tue figlie potrebbe ancora non essere tutto perso. Rifletti. Provaci. Fai un tentativo.

E se penso che quando ce lo ha riportato, la topola mi ha sussurrato all’orecchio ‘che gentile questa signora, ce lo ha restituito’, mi piglia un coccolone, e avrei voluto dirle ‘gentile un par di balle amore, quella Cafona te lo ha portato via senza chiedertelo, che tecnicamente è un furto, e lo ha riportato solo perchè l’abbiamo sgamata’ invece ho detto solo ‘Già topolina, davvero gentile, adesso ringraziala che riportiamo bambino bambu a casa’

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Arriva il momento che ti fai delle domande, e che senti che devi rispondere. Che non è un domandar per fare, ma un domandare sincero, vero e pieno. Che il darsi delle priorità è un’esigenza fisica, non solo una cosa che moralmente devi fare.

Allora cominci andando un po’ indietro e poi vedi come sei arrivata dove sei, dico lavorativamente parlando. Pensi a quello che credevi avresti fatto e a quello che fai, che oggi è in effetti quello che avresti voluto, ma forse non lo vuoi più. Non così.

Ho saputo aspettare, ho saputo mandar giù. Ho accettato compromessi che sembravano bufale.  Ho visto del bello anche dove non ce n’era. Ho fatto ogni cosa come fosse la cosa più importante. Ho sorriso quando mi veniva da piangere, e ho pianto solo arrivata a casa, dopo una giornata pesante. Ho accettato responsabilità per le quali non ero evidentemente pronta, imparando a capire, e continuando a studiare. Ho rinviato, e mi sono buttata. Poi mi è sembrato arrivasse la rivalsa.

Sono stata fortunata, e lo sono ancora. Ma qualcosa ancora non torna. Qualcosa mi rode, mi martella.

Non porto più la topola all’asilo ogni mattina, e appena l’autunno sarà pieno, non potrò andarla a prendere. Il traffico, le cose da fare. E poi c’è che io sono o tutto o niente, se mi prendo un impegno devo poterlo fare, non dover passare ad altri per scappare via. O posso farlo, o non posso farlo. Se no si frigge con l’acqua.

fare un passo indietro si può, poi però nessun ripensamento.

Faccio un passo indietro per farne uno avanti. Si? Mi pesa ora la fiducia di chi mi ha dato più fiducia, perchè non vorrei tradirla. Mi pesa non esserci più come prima perchè milano è milano, non è la città che te la giri in bici.

Per tornare a casa mi ci vogliono 1 h e 15 minuti, e tutto deve andare come nel migliore dei mondi possibili, metro, strada, altra metro, clima, semafori.

Non oso immaginare il primo giorno d’inverno con lo sciopero dei mezzi. Lo so, ma non lo voglio.

Siamo quello che facciamo? Non c’èla vocazione per una cosa specifica, e anni di contributi così diversi all’inps mi dicono che ho fatto ogni cosa con la stessa pasisone.

E quell’ora e 15 minuti, cosa potrebbe valere, davvero?

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presentazioni

Cavolo, non mi ero accorta che fosse passato così tanto tempo.

Quando ne passa troppo non è mai un buon segno, qualcosa è successo. E a dire il vero di cose ne sono successe parecchie, che a qualcuna avrei pure rinunciato volentieri, ma le sfighe non si scelgono, mentre le cose belle puoi almeno rincorrerle un po’, prima di perderle o prenderle per sempre.

A volte il destino decide per te, e trasforma un fastidio in una opportunità.

Inizio col presentarvi i nostri nuovi vicini

Sono silenziosi, geometricamente piacevoli, discreti, numerosi ma ben distribuiti nello spazio. Mi ricordano un quadro che ai tempi dell’Università andavo a vedere quasi ogni giorno, e ogni giorno mi dicevo ‘quando prendo casa torno e me lo porto via’.

Nemmeno a dirlo, quando mi sono sistemata, il mio quadro se lo era già preso qualcun altro, e probabilmente dopo averlo visto una volta solta. Lo avrò pur perso per un inutile temporeggiare, ma il tempo mi ha ripagato con questo, quasi uguale all’originale.

Fatte le dovute presentazioni, è tempo di un caffè.

Per riordinare il tempo e segnare cesure, per dividere il prima dal dopo.

Un caffè per avere l’impressione di poter stare ancora un po’ nel mezzo e tornare ogni giorno a guardare quel quadro pensando al momento che uscirai con la tela sotto il braccio.

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nel mezzo della notte, ore 3:00

Topola: Mamma! Mammaaa! Maammmaaaaa! MAAAAMMMAAAAAA

Io: eccomi eccomi! che succede topola?

Topola: Ma dove sono tutti gli animali?

Io: ???

Topola: no no, stai tranquilla allora, era solo un sogno.

(Io tranquillissima proprio, ma questa cosa dell’Arca di Noè che le mettono in testa a scuola sta diventando un problema serio)

 

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agnello, tacchino, faraone, galli

Io la Pasqua non è che l’ho mai capita bene. Mi ricordo che avevo una specie di gilet rosa che ho indossato un paio d’anni, fatto in un modo stranissimo che mi sembrava un po’ una giacca da pastorella, tipo Peter. Così la Pasqua la associavo ai pastori, forse anche perchè sentivo parlare di agnelli e mica mi pensavo che servivano al menù.

Credo sia uno dei motivi per cui un giorno ho poi deciso di essere vegetariana.

Un altro è la mattanza del tonno, un altro la festa contadina al maiale.

Sono ancora convinta della scelta, e dei motivi che mi ci hanno portata. La mattanza non si fa più, e nemmeno la festa del maiale (anche se per quest’ultima mica son troppo convinta…).

Poi un giorno sono andata in America e ho visto riempire di stuffing le pance dei tacchini, e ho pensato che potesse essere un altro buon motivo da aggiungere alla lista. Per un po’ in cascina ne abbiamo avuto uno, che si chiamava Il Tacchino, alto poco meno di me, che girovagava libero tra i trattori e nel cortile accompagnato da due faraone che non lo mollavano un attimo. Di tanto in tanto aveva di che battibeccare con il gallo, ma le cose si sono sempre risolte nel migliore dei modi.

Dormiva sul cofano della macchina, una faraona per lato.

Non vi dico cosa gli è accaduto, ma sappiate che nessun umano si è cibato di lui, nè tantomeno delle fide faraone, nè del gallo Pino, il primo gallo che io abbia mai considerato in qualche modo di famiglia. Fatto sta che non ci sono più, loro.

Ai tempi dell’Università, di tanto in tanto si andava a far due canti dagli hare krsna, prima di sedersi a terra a mangiare dicevano guardandoci che gli animali che si nutrono di vegetali sono mansueti, i carnivori manifestano invece aggressività (che può sembrare banale, e lo è di sicuro, ma se si porta al suo estremo questa considerazione, potrebbe avere risvolti importanti e interessanti).

Poi ho visto quanto costava un corso della loro cucina (ottima per altro) e ho deciso che un po’ di formaggio sarebbe bastato a mantenermi, e non avrei forse fatto poi così male ad alcuna bestia.

Per dire che quest’anno, come lo scorso, e quello prima, non ci sarà agnello da noi.

La Topola cresce mangiando carne e pesce regolarmente. Un giorno se vorrà, deciderà, non sta a me, e non adesso.

Detto questo, buona Pasqua a tutti..

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1 euro per il diritto all’istruzione

Dal 6 aprile al 22 aprile 2012 sarà possibile sostenere l’impegno di ACRA donando 1 euro tramite SMS al numero 45597 da cellulare TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòvera. Telefonando da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali si potranno donare 2 o 5 euro. Da rete fissa TeleTu sarà possibile donare 2 euro.

per questo e gli altri progetti dell’associazione, www.acra.it

;0)

 

 

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trasparenza

Se sono con la topola ho il posto garantito nel bus. Se sono con lei spesso mi fanno passare avanti in coda al super. Se sono con lei mi vedono perche’ guardano il suo viso e ascoltano i suoi discorsi. Se sono da sola mi passano davanti in coda al bar, non maleducati, proprio non se ne accorgono. Anche uscire dalla metro e’ difficile, perche’ nonostante io debba scenere, loro devono scendere prima, e danno di gomito. Ho un problema serio di visibilita’ nella metropoli, e forse a questo punto di identita’. La saggezza infinita dell’udf sostiene sia per la scarsa confidenza col parrucchiere.

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Spring time

Io che ho tanta paura di lasciare il mio bilocale in città per spostarci definitivamente nella cascina fuori porta, io che pensare di dover prendere la macchina se finisco il latte mi piglia lo sconforto. Che a Milano ho il bar sotto casa, l’edicola, il supermercato, la pizzeria da asporto, il fruttivendolo.

Ho il passante ferroviario, la circonvallazione che se voglio giro tutta Milano e torno al punto di partenza senza mai scendere, il tram che arriva al duomo, l’autobus che va a linate e il filobus per la stazione.

Che a scuola andiamo a piedi, e quando c’è il sole in monopattino. Abbiamo le amiche al parchetto, una gelateria che credo faccia tra i gelati più buoni di tutta la città e non ha aumentato il prezzo da 1 euro a 1 euro e 20 per il cono bambini.

Io che quando ho firmato 30’anni di mutuo per 2 stanze in croce, mi sembrava il mio castello a Fantasilandia.

Poi ricordo che dentro il cortile di casa di biciclette ce ne hanno fregate 3 in un anno, che se decido di uscire una sera è meglio non farlo il martedì, perchè il giorno dopo c’è il mercato, e il parcheggio me lo posso scordare, che quando la mattina apro la finestra per cambiare un po’ l’aria, tra casino e puzzo, era meglio tenerla chiusa e respirare di nuovo il nostro respiro.

Con l’Uomo dei Fiori che prima delle 20 non arriva mai a casa, e passa più tempo con Radio 24 in coda in tangenziale che con noi che siamo meno informate, ma decisamente più simpatiche. E quando arriva, un po’ gli girano anche, perchè invece di spendere 80 euro di gasolio ogni 3 giorni, potremmo farci un fine settimana al mare e scoprire che si, siamo una famiglia anche noi.

Penso che all’ultima rissa sotto la nostra finestra per poco ci scappava il morto, e nel marciapiede c’era quel nastro della polizia che noi si vedeva solo su Fox Crime.

Poi uno si sveglia una domenica mattina, la prima domenica di Primavera, ed esce ancora in pigiama e con la tazza fumante di caffè in mano, e quello che sente è il rumore del vento nella siepe. Quello che vede è il ciliegio che ci hanno regalato i nonni finalmente fiorito con l’uomo dei fiori che giura che se non piove resta così per almeno 2 settimane, dall’altra parte la mia magnolia stellata, quella che ho voluto di fronte alla vetrata della sala così posso vederla anche da lì, che anche lei si sta preparando alla grande esplosione di bianco.

Per la questione latte, credo imparerò a tenerne sempre un po’ di scorta, quanto al fruttivendolo, sparsi intorno a casa abbiamo l’albero delle mele e quello delle prugne, le more e le fragole, abbiamo fichi, tanti da far venire i crampi allo stomaco, kiwi e cachi. E adesso è arrivato anche un piccolo fico melanzana che se resiste ai prossimi inverni potrebbe contribuire al nostro sostentamento. Abbiamo le pere, quelle lunghe e quelle corte, o almeno quelle che i calabroni ci lasciano. C’è anche l’uva, io non l’ho vista, nè bianca nè rossa, ma l’UdF giura che nascosta da qualche parte c’è pure quella, io ancora non mi addentro, ma imparerò a cercare e a trovare.

Questo l’effetto bucolico sul mio umore dopo una domenica di sole. Vediamo, adesso, se mette radici nell’animo..

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